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Dott.ssa Lara Sciscio Psicologa Psicoterapeuta

I DISTURBI DEL COMPORTAMENTO ALIMENTARE

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Si dice che se vuoi sapere ciò che facevi nel passato,
devi guardare il tuo corpo.
Se vuoi conoscere il tuo futuro,
guarda che cosa sta facendo la tua mente adesso.

Dalai Lama

ANORESSIA 
L'anoressia é sicuramente il più noto tra i disordini del comportamento alimentare e sembra interessare prevalentemente giovani donne (pare che l'esordio si collochi spesso in età adolescenziale), ma anche una certa percentuale di uomini (5/10% dei casi riportati dalla letteratura clinica).
Si tratta solitamente (ma non solo) di ragazze “in carne” che avvertono l’impaccio dei chili in più; la preoccupazione per l’aspetto fisico diviene dominante fino a che la ragazza non scopre la soluzione al proprio disagio: la dieta, che all’inizio non è diversa da analoghi tentativi di perdere peso di molte adolescenti, anche se in alcuni casi genererà un forte senso di autocontrollo. 

Anoressia significa letteralmente “perdita dell’appetito”. In realtà, lo stimolo della fame non viene eliminato del tutto, almeno durante i primi tempi, quando la fame sperimentata è molto acuta ed il riuscire a non cedere a tale bisogno aumenta il senso di controllo.

L’anoressia nervosa è, comunque, principalmente caratterizzata dall’ostinata ricerca della “magrezza” (e non di un semplice corpo magro) e dall’intensa paura di ingrassare.

Perdere peso diventa l’unico obiettivo ed interesse ricercato attraverso l’attività fisica, anche molto intensa, la riduzione delle quantità di cibi ingeriti (l’assunzione di cibo è, inoltre, accompagnata da veri e propri rituali) e, a lungo andare, anche una riduzione della varietà degli stessi.

L'anoressica si dedica ad una strenua attività fisica; spesso compare l'amenorrea, il digiuno diventa una consuetudine e la gamma dei cibi che possono essere consumati, come abbiamo visto, diventa sempre più ridotta.

Le terapie vengono spesso rifiutate o boicottate, negando così la gravità della condizione psico-fisica.





BULIMIA

L’altra faccia del problema la chiamiamo bulimia.

Parola che deriva dal greco, bulimia è composta da (bôus) "bue" e (limós) "fame"; propriamente 'fame da bue'. Stili di vita bulimici sono descritti sin dall’antichità. Seneca commentava il comportamento dei romani che erano soliti vomitare più volte per poter prolungare il piacere del cibo e gli interminabili banchetti. Si tratta di un atteggiamento condiviso ed accettato presso i romani dell’epoca, ma sostanzialmente diverso dall’attuale bulimia, consumata in segretezza e solitudine e assediata anch’essa, come l’anoressia nervosa, dall’intenso terrore di ingrassare. Secondo alcuni autori é solo a partire dagli anni Trenta che compaiono dei casi di bulimia a tutti gli effetti.

Il comportamento più caratteristico é l’abbuffata, circostanza in cui vengono assunte molto rapidamente enormi quantità di cibo spesso mescolando sapori anche molto diversi tra loro o proibiti perché particolarmente calorici. Non c’è piacere nell’abbuffarsi. Solo successivamente il senso di colpa, la delusione per il mancato autocontrollo e la vergogna portano a ricercare un rimedio estremo: il vomito con cui spesso, ma non sempre, si riescono a placare i sentimenti negativi. 

Per riassumere, quando si parla di bulimia si fa riferimento a:

- il bisogno ricorrente (e non episodico) di consumare grandi quantità di cibo;

- la paura morbosa di ingrassare;

- l'utilizzo del vomito autoindotto o di lassativi per evitare gli effetti ingrassanti del cibo.



BINGE EATING 

In italiano possiamo tradurre questa espressione con: abbuffata compulsiva laddove, per "abbuffata" si intende un dato più oggettivo e quindi il quantitativo eccessivo di cibo ingerito, mentre il termine "compulsiva" indica un dato che definiremmo maggiormente soggettivo, ovvero la necessità irresistibile....di abbuffarsi!

Qui non parliamo di semplici peccati di gola ma di trasgressioni periodiche alla dieta seguita,  di eccessi parossistici di voracità in cui la persona sente di "perdere il controllo" (proprio come nella bulimia), ma senza vomito o altre pratiche compensatorie (diuretici, lassativi, clisteri etc.).

Dunque, dopo qualche giorno di buona disciplina, in solitudine ed in segreto, il cedere alla tentazione di ingozzarsi è seguito, come nella bulimia, da sentimenti di colpa e di vergogna, disagio e umore depresso.

Inoltre, mentre nella bulimia nervosa il peso corporeo é normale o inferiore alla norma, nel caso del beange eating il peso è superiore alla norma, nell'area del sovrappeso o dell'obesità.





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